«La Campania è in recessione e non spendere i fondi europei è uno dei peggiori delitti che si può commettere». Per il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, intervenuto ieri al convegno lauretano «Zone interne della Campania e fondi europei 2007 – 2013, un’occasione perduta?» promosso dall’associazione «L’altra Irpinia» di Franco Iovino, «la situazione in Campania è a dir poco drammatica. I fondi europei – circa otto miliardi di euro - sono disponibili e il Governo ha attivato le procedure, ma per l’incapacità della giunta Caldoro ritorneranno a Bruxelles». A un anno e mezzo dalla chiusura formale del programma di fondi europei 2007 – 2013, l’onorevole De Luca ho sottolineato che «è stato impegnato solo il 34% dei fondi dedicati alla nostra regione e di questi solo il 16% è stato effettivamente speso». Con queste cifre, il sindaco di Salerno ha fatto un raffronto sia con le altre regioni del Sud, sostenendo che «la Puglia e la Basilicata hanno una performance migliore della Campania, che è in ritardo insieme alla Calabria e alla Sicilia», sia con il periodo precedente, facendo notare che al 31 dicembre 2005, cioè alla scadenza analoga della precedente programmazione, «la Campania aveva impegnato il 67,5% delle risorse e pagato il 42,1%».Nel corso del convegno, al quale sono intervenuti anche il sindaco di Lauro, Salvatore Mazzocca, i presidenti dell’associazione «L’altra Irpinia» e dell’Unione dei Comuni «Antico Clanis», Franco Iovino e Franco Addeo, Gerardo Adiglietti e Donato Pennetta, l’onorevole De Luca ha più volte ribadito che «la Campania è un unico territorio, ricco di risorse e di opportunità, e se crescono le aree interne, cresce l’intera regione».
«Tracciare un’immagine della Campania completa, nitida e dai contorni ben delineati – ha affermato De Luca - si rivela un'impresa impossibile se i progetti strategici regionali di sviluppo non prendono in considerazione i piccoli comuni e le aree interne. Si progetta con una logica napolicentrica, ignorando il beneficio che potrebbe avere tutta la fascia dell'entroterra. Napoli è la mia capitale, ma Pulcinella non è il mio leader. Per cui, bisogna superare la dicotonomia aree interne - aree costiere e cominciare a ragionare in termini unitari, lavorando con dignità e trasparenza». De Luca ha criticato il blocco della legge regionale 51/78, i tagli ai contributi destinati ai piani di zona sociali e lo smantellamento di servizi regionali essenziali e inderogabili, come Sanità e Trasporti. «Non è cambiato niente! – esclama con amarezza – Eppure la nostra regione ha tutte le potenzialità per riprendere il percorso di progressiva convergenza verso i livelli medi nazionali grazie alle imprese di punta in settori strategici come il turismo e l’agricoltura, al suo tessuto urbano che, seppur aggravato da fenomeni di criminalità e degrado, presenta funzioni terziarie avanzate, alle importanti Università, ai Centri regionali di competenza e ai numerosi enti pubblici di ricerca». Per il sindaco di Salerno ci vuole una terapia d’urto. «Occorre cogliere al massimo le occasioni fornite dalle politiche di coesione europea – sostiene - e incidere con forza sulle cause di debolezza della Campania. E’ necessario ridisegnare rapporti e strategie risolutive e innescare processi nuovi in grado di offrire un’occupazione a quei tanti giovani disoccupati. Per fare questo, però, occorre ricercare nuove rappresentanze istituzionali e politiche capaci di sollevare la Campania e la questione irpina senza vendersi l’anima».

